Pillole di cultura Sociale n. 1

L’OPERATORE SOCIO SANITARIO E L’UTENTE NELLA TEMPESTA COVID-19: COME AFFRONTARE LE PROPRIE EMOZIONI E RASSICURARE SE STESSI

 

Di fronte ad una malattia nuova e sconosciuta, ci sentiamo sopraffatti dalla paura e dall’ansia del rischio di contagio e di essere noi stessi veicolo di contagio per i nostri assistiti. E alla fatica fisica legata all’impiego di dispositivi di protezione individuale, si accompagna la preoccupazione per le difficoltà a fornire cure e supporto emotivo agli utenti non contagiati e a quelli in isolamento.

L’impegno assistenziale sembra moltiplicarsi e a risentirne possono essere la motivazione ad impegnarsi nell’azione di cura e la fatica emotiva di gestire i propri e altrui stati di sofferenza.

Probabilmente nessuno mai avrebbe pensato un giorno di trovarsi ad affrontare un’emergenza di questa portata… nemmeno l’operatore socio sanitario!

Quante e quali emozioni… tristezza, solitudine, confusione, impotenza, frustrazione contro un “nemico invisibile”, al momento, senza una cura precisa, senso di colpa per aver contagiato qualche altra persona o rabbia per sentire di non riuscire a fare quanto si vorrebbe e al meglio nel proprio lavoro di cura e assistenza.

Più le emozioni vengono represse e più rischiano di diventare panico, angoscia, terrore e imparare ad ascoltarle, accettarle, avere una chiara e genuina comunicazione di esse a sé stessi e agli Altri, può essere utile per ridurre lo stress non solo dell’utente e del familiare ma anche dell’operatore sanitario stesso.

Certo possiamo dire “sono preoccupato” anziché “sono spaventato”, ma affermare che non c’è niente di cui spaventarsi non è vero. La paura va gestita e dire che non si ha paura quando invece la si ha, non è la strada da seguire. Questa pandemia è un evento che è sotto gli occhi di tutti, anche dei nostri utenti, e far finta di niente o bollare tutto con la classica frase “non è nulla” oppure “non c’è nulla di cui preoccuparsi” può essere dannoso perché va a invalidare l’emozione provata dall’utente che inizierà a sperimentare paura ma anche inadeguatezza per le sue stesse emozioni. Bisogna concedere spazio per esternare dubbi e paure che spesso vengono messe a tacere da frettolose rassicurazioni che creano pericolose illusioni e lasciano l’utente sempre più solo.

Occorre far vedere che ci si difende dalla paura con il buon senso “sono preoccupato e per questo motivo mi disinfetto con il gel, indosso la mascherina e osservo la giusta distanza” mostrando, come gesto naturale, il nostro comportamento corretto davanti agli utenti che, piano piano, lo imiteranno.

E… ricordarsi di tutto il resto! Perché è necessario che il COVID-19 non sia l’unico argomento di pensiero e di discussione “E’ vero che se continuo a pensarci, mi proteggo maggiormente dalla minaccia?” “Mi aiuta pensare a quello che potrà essere domani o fra una settimana?”. È bene aprire la mente e ripensare a momenti belli del passato, a progettare nuove esperienze per il futuro, leggere, approfondire, esplorare vecchi e nuovi hobby, sport, far tesoro delle esperienze negative avute in passato e risolte con la nostra reazione ad esse.

Ad inizio del proprio turno lavorativo, staccarsi mentalmente dal contesto esterno e concentrarsi per “entrare” nel proprio ruolo, può limitare un sovraffaticamento e possibili tensioni fra colleghi. Il gruppo di lavoro se è unito e coeso può essere un buon contenitore affettivo ed emotivo per ogni membro che può sentirsi supportato nel gestire al meglio lo stress. E a fine turno, elaborare e condividere, sempre con il gruppo, le esperienze appena vissute, scarica le tensioni evitando di portarsele a casa.

Quando si riconosce un malessere diffuso e di difficile gestione, è bene, però, richiedere un incontro con un professionista.

Di fronte a questa crisi ci saranno senz’altro tutti i tipi di ostacoli nella nostra vita, obiettivi che non possiamo raggiungere, cose che non possiamo fare, problemi per i quali non esistono soluzioni semplici ma ricordiamoci che il distanziamento fisico non è un “taglio emotivo”: amore, rispetto, umorismo, pazienza, coraggio, onestà, cura, apertura, gentilezza dovrebbero guidare sempre il nostro agire, indirizzandoci verso le cose per cui vogliamo lottare e verso il tipo di persona che vogliamo essere.

Non temere i momenti difficili. Il meglio viene da lì.

Rita Levi Montalcini

 

A cura della Dott.ssa Nadia Azzolin

Psicologa Referente Formazione e Supervisione  Operatori

equipepsic2@castelmonteonlus.it

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