Il Libro in sospeso

Anche Castel monte ha voluto aderire alla bella Idea del progetto “libro sospeso“ per i carcerati. Idea nata da Cittadinanzattiva, nella persona del nostro Ex Vice Presidente Giancarlo Brunello con la collaborazione di Libreria Paoline di Treviso e don Pietro Zardo cappellano della Casa Circondariale di Treviso. L’idea è analoga a quella del più noto “caffè sospeso” di origine napoletana.

È stato ed è un gesto di forte solidarietà, poiché legato a una dei riti più diffusi e connessi alla profonda tradizione storica napoletana come il caffè. Un sì deciso e vero di una rete di persone con ruoli importanti. Il “libro sospeso” fin dall’inizio ha avuto una destinazione chiara e precisa: le persone detenute nella Casa Circondariale di Treviso. Attorno a questa idea, Cittadinanzattiva ha costruito il progetto con il cappellano della Casa Circondariale, don Pietro Zardo, e con la libreria di cultura e storia cattolica, partner naturale per la sua predisposizione verso la solidarietà alle persone, la libreria Paoline di Treviso, con suor Fatima e le sue preziose collaboratrici.

Subito c’è stata la disponibilità del destinatario: la Direzione della Casa Circondariale, con il direttore dottor Alberto Quagliotto. Insieme a tutti gli attori, i volontari di Cittadinanzattiva Treviso hanno lavorato su tre punti importanti: il dono di un libro, nuovo e donato. La Direzione del carcere, l’avrebbe consegnato ad una persona, non identificata, se non per categoria sociale (detenuto). Un gesto di solidarietà concreta verso una persona, che almeno dal punto fisico ha delle privazioni forti, la mancanza di libertà.

La lettura di un libro in carcere, come ha detto il direttore del carcere, nell’illustrare l’iniziativa, “può essere un momento di contatto tra due sfere di pensiero: quella dello scrittore e quella del lettore, in un ambiente dove non il pensiero, ma la quotidiana materialità di muri, porte e sbarre, rischia di dominare lo spirito. La lettura diventa pertanto un atto di insopprimibile libertà interiore, ancora prima che naturale veicolo di trasmissione di contenuti, svago, di bellezza e profondità”. Questa sua considerazione è importante legarla anche ad un’altra sua riflessione: Il “sospeso” è il dono di un libro. Si tratta di un gesto in piena liberalità e decisione autonoma, a favore di una persona che si conosce solo per il suo stato sociale (detenuto). Di chi dona, non si sa nulla. Nel dono fatto ad una persona conosciuta nell’identità, ognuno di noi (donante) ripone alcune sue considerazioni.

Suor Fatima, della libreria Paoline di Treviso, per la materializzazione di cui parlava il direttore Alberto Quagliotto, ha pensato ad una dedica sui libri donati che non la contenevano. Cosa assai difficile da fare. Anche per gli stessi scrittori. Tant’è che oggi, nelle presentazioni ufficiali dei libri, per evitare delusione nelle aspettative del lettore, questa prassi della dedica è stata derubricata a “firma-libro”. La dedica è valore umano poiché formalizza il mio dono ad una persona a me sconosciuta, e sintetizza la mia decisione solidaristica.

Ma come è stata acquisita questa iniziativa dalla città di Treviso ? Bene, con molto interesse e curiosità. Con attenzione spesso formalizzata nell’acquisto di un libro, e in altri casi, solo con la conoscenza nuova di una realtà viva dentro la città. Realtà di cui spesso si fa finta di non sapere e vedere. La libertà del libro, perché? L’idea degli organizzatori, in questo caso Cittadinanzattiva e la Libreria Paoline di Treviso, è basata “sulla convinzione che tutti i luoghi di socializzazione, anche forzata come le carceri, debbano avere fornite di biblioteche. Regalare un libro alle persone detenute, aiuta a uscire, anche se per poco e in modo illusorio, dalla dura realtà in cui si trovano. Il libro è sicuramente uno spunto di riflessione, una buona occasione di miglioramento e poi, ci sono libri che possono cambiare la vita

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